Influenza aviaria: ecco come il virus finisce nel latte che beviamo tutti i giorni

È possibile che l’influenza aviaria finisca nel latte vaccino che beviamo tutti i giorni? La contaminazione potrebbe avvenire tramite queste vie.

Produzione latte industriale
Perché si trovano tracce di influenza aviaria nel latte che beviamo tutti i giorni? Le cause del contagio sono preoccupanti (Yahoomagazine.com)

Quando si pensa agli allevamenti intensivi non è difficile immaginare le terribili condizioni di vita dei capi di bestiame. Tra i più diffusi troviamo sicuramente gli allevamenti di maiali, da cui otteniamo carne, gli allevamenti di vacche, da cui otteniamo carne e latte e, ultimi ma non meno importanti, gli allevamenti di polli, che ci forniscono enormi quantità di carne e uova (quante se ne possono mangiare in una settimana?).

Ad oggi questi ultimi sono i più diffusi al mondo, con miliardi e miliardi di uccelli (circa 26 miliardi) stipati per la maggior parte negli allevamenti intensivi. E proprio questa promiscuità ha aperto le porte a un grave problema: quello dell’influenza aviaria. Una malattia infettiva e altamente contagiosa che si riscontra principalmente negli uccelli, ma può trasmettersi anche ad altri capi di bestiame e addirittura all’uomo.

Tracce di influenza aviaria nel latte: come è possibile?

Allevamento intensivo
Negli allevamenti intensivi i polli sono sottoposti a condizioni igieniche terribili e la diffusione degli agenti patogeni è quasi inarrestabile (Yahoomagazine.com)

Ma come avviene questa trasmissione? Una delle vie può essere addirittura il latte vaccino. Negli Stati Uniti, ad esempio, sono state trovate tracce del virus nel latte che si trova in vendita ai supermercati e ciò ha aperto le porte a una serie di valutazioni. Innanzitutto, però, bisogna specificare quali sono i rischi di chi consuma il “latte incriminato”.

Come sostenuto dalla Food and Drug Administration lo scorso 24 aprile, il latte venduto nei supermercati è sicuro, soprattutto perché ogni prodotto caseario che troviamo sugli scaffali passa da un processo di pastorizzazione che è in grado di uccidere il virus. In altre parole il fatto che siano state trovate tracce dell’H5N1 non significa che esso sia attivo e dunque pericoloso.

Dai polli alle vacche: come avviene la trasmissione dell’H5N1

Eppure il fatto che ne siano state trovate tracce denota la presenza del virus anche all’interno degli allevamenti vaccini. Secondo i dati relativi allo scorso anno, ad esempio, nel periodo di aprile e maggio si era registrato un aumento dell’influenza aviaria in tutto il territorio statunitense, proprio in corrispondenza dei cicli migratori degli uccelli.

E proprio questa potrebbe essere una delle cause infettanti per gli animali, unitamente alle scarse condizioni igieniche e alla promiscuità dei capi di bestiame degli allevamenti. Le vacche, ad esempio, sono spesso affette da mastite (un’infiammazione delle mammelle) e sottoposte a cure antibiotiche che diventano sempre meno efficaci nel corso del tempo. Ciò, a sua volta, comporta un aumento dell’antibioticoresistenza, un problema che potrebbe risultare fatale per milioni di persone.

Si aprono questioni di sicurezza: come fermare il problema

Ad oggi il consumo di latte che troviamo nei supermercati è ancora considerato sicuro. Di contro, consumare prodotti non pastorizzati è un rischio, poiché ci espone a una serie di agenti patogeni di cui potremmo non essere a conoscenza. Allo stesso tempo, inoltre, si sono aperte le porte per una serie di speculazioni. Come si gestisce la sicurezza degli addetti ai lavori negli allevamenti? Come si evita la diffusione di agenti patogeni su larga scala?

E in che modo il Capitalismo può essere considerato una delle cause scatenanti di queste gravi questioni di salute pubblica? Per rispondere a queste e altre domande consigliamo la visione di Food For Profit, un documentario ideato e realizzato dalla giornalista Giulia Innocenzi in ben 5 anni di ricerche e interviste sul campo.

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